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	<title>Universi Possibili</title>
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	<description>Blog</description>
	<pubDate>Tue, 30 Dec 2008 13:39:48 +0000</pubDate>
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		<title>cineforum up! 2009</title>
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		<comments>http://www.universipossibili.com/2008/12/25/cineforum-up-2009/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 25 Dec 2008 00:24:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Avincola</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Attività]]></category>

		<category><![CDATA[abitudine]]></category>

		<category><![CDATA[cineforum]]></category>

		<category><![CDATA[feyerabend]]></category>

		<category><![CDATA[merleau-ponty]]></category>

		<category><![CDATA[uomo]]></category>

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		<description><![CDATA[il 13 gennaio l’inizio del cineforum, per l’anno 2009, organizzato da universi possibili grazie al contributo della scuola superiore di catania. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: right;">cineforum up!</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;">capitolo 2 → uomo.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;">il 13 gennaio l’inizio del cineforum, per l’anno 2009, organizzato da universi possibili grazie al contributo della <a title="ssc" href="http://www.scuolasuperiorecatania.it" target="_blank">scuola superiore di catania</a>.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;">questo cineforum tenta di essere una risposta, o meglio un tentativo, tra i tanti, di risposta (metodologica) ad un problema così concreto da apparire astratto.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;">noi stessi, gli altri, l’Altro, l’uomo.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;">tutto, parte dal desiderio di ricercare la propria identità.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;">gli approcci, tuttavia, sono profondamente diversi.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;">la schiavitù dell’abitudine ci porta spesso a fissarci, facendoci fermare su una “sensazione” di</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;">tranquillità/stabilità/sicurezza.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;">solo una sensazione, appunto, che ci permette di riposarci nella (imposta) fissità del nostro piccolo mondo.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;">non a torto <a title="merleau - ponty" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Maurice_Merleau-Ponty" target="_blank">maurice merleau- ponty</a> attribuiva grandissima importanza all’abitudine: strumento che ci permette di espandere il nostro mondo, come anche di cristallizzarlo.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;">acquisire nuove abitudini, cambiarle, rappresenta la chiave per ampliare il nostro mondo.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;">imparare a guidare l’auto, o la moto, prendendo un esempio del filosofo francese,<span> </span>ci apre a nuove possibilità percettive, che prima ci erano estranee, il nostro campo di azione si amplia e trascende il come eravamo (anche se non in maniera uniforme).</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;">l’acquisizione di nuove abitudini rappresenta probabilmente il miglior approccio al problema della nostra identità.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;">non che questo approccio ci permetta di scoprirla, non siamo in grado di dire se ciò sia possibile o meno, vediamo il nostro come un “onesto tentativo”.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;">ragionare sull’uomo come <a title="feyerabend" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Feyerabend" target="_blank">paul karl feyerabend</a> ragionava sulla scienza: abbandonando una concezione unitaria e immobilista, aprendola alla (necessaria) contaminazione con l’alterità.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;">abbiamo tentato un’analisi dell’uomo utilizzando diverse prospettive, da qui i nuclei tematici nei quali il cineforum è articolato; ogni prospettiva rappresenta una pluralità di punti di vista essa stessa, tramite una ampia distribuzione geografica e temporale.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;">ogni film rappresenta, in quanto “opera” umana, la sintesi delle abitudini sedimentate; ci permette, dunque, di porci per un attimo fuori dalle nostre, di guardarle, alla ricerca, forse disperata, di un nucleo invariante che ci accomuni tanto al regista quanto all’uomo in genere.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;">un utile strumento, a mio parere,</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;"> per tentare di com – prenderci.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;">buona visione.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;"><a title="calendario up! 2009" href="http://www.universipossibili.com/wp-content/uploads/2008/12/cineforum-up-2009.jpg">scarica qui il calendario degli incontri</a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;"><img class="alignright size-medium wp-image-43" title="cineforum-up-2009" src="http://www.universipossibili.com/wp-content/uploads/2008/12/cineforum-up-2009-300x225.jpg" alt="cineforum-up-2009" width="300" height="225" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;"> </p>

	[Tags: <a href="http://www.universipossibili.com/tag/abitudine/" title="abitudine" rel="tag">abitudine</a> | <a href="http://www.universipossibili.com/tag/cineforum/" title="cineforum" rel="tag">cineforum</a> | <a href="http://www.universipossibili.com/tag/feyerabend/" title="feyerabend" rel="tag">feyerabend</a> | <a href="http://www.universipossibili.com/tag/merleau-ponty/" title="merleau-ponty" rel="tag">merleau-ponty</a> | <a href="http://www.universipossibili.com/tag/uomo/" title="uomo" rel="tag">uomo</a>]<br />
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Età nella Politica</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Feb 2008 16:02:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Tornabene</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<category><![CDATA[classe dirigente]]></category>

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		<category><![CDATA[politica]]></category>

		<category><![CDATA[veltroni]]></category>

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		<description><![CDATA[Già nel corso della precedente campagna elettorale, a fronte dello scontro Prodi-Berlusconi, si era notato lo sconcerto dell&#8217;età media dei politici italiani, restii ad andare in pensione: i due si erano fronteggiati nel 1996 e nel 2006 era ancora testa a testa fra loro.
La sinistra in cerca di rinnovamento presenta adesso, nel 2008, un candidato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Già nel corso della precedente campagna elettorale, a fronte dello scontro Prodi-Berlusconi, si era notato lo sconcerto dell&#8217;età media dei politici italiani, restii ad andare in pensione: i due si erano fronteggiati nel 1996 e nel 2006 era ancora testa a testa fra loro.</p>
<p>La sinistra in cerca di rinnovamento presenta adesso, nel 2008, un <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Walter_Veltroni">candidato premier nuovo</a>. Dove &#8220;nuovo&#8221;  significa di 52 anni.</p>
<p>Si aggiunge da poco il contributo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/De_Mita">Ciriaco de Mita</a>, 44 anni quasi continuati in parlamento, che lascia il suo PD <a href="http://qn.quotidiano.net/politica/2008/02/20/65919-mita_lascia_insultato.shtml">dichiarando</a>: &#8220;&#8221;I criteri di selezione della classe dirigente del PD fanno riferimento all&#8217;età e non all&#8217;intelligenza&#8221;. Dichiarazione provocata dalla sua esclusione fra le liste dei candidati del PD al Parlamento.</p>
<p>Volendosi porre una semplice domanda: <strong>l&#8217;età è davvero un fattore chiave in politica?</strong></p>
<p>Non voglio farne una questione di eudizione teorica, iniziando a citare <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Machiavelli">Machiavelli</a> e la sua storia del bilanciamento fra volpi e leoni, irruenza giovanile e temperanza matura. Quello che mi sembra importante invece è resistere allo <em>slittamento</em> che i termini, le parole, subiscono quando ci vengono lanciati contro così, decontestualizzati.</p>
<p>Mi spiego: la parola &#8220;nuovo&#8221; va maneggiata con cura, perché occorre capire fino a che punto si possa utilizzare questo termine rispetto ad una classe dirigente con un&#8217;età media mostruosamente alta, dove il ricambio generazionale avviene (se avviene) davvero molto tardi. E non è una critica alla nascita del PD, in questo paese dove ogni critica di merito al sistema (che include quindi destra, sinistra, centro, estremi, sopra, sotto e ogni colore) viene strumentalizzata e storpiata tendendo a farla diventare una critica riconducibile ad un colore o ad una fazione. E&#8217; una critica all&#8217;intero meccanismo e all&#8217;intero spettro, da destra fino a sinistra.</p>
<p>Quindi: le parole di De Mita non potrebbero che essere condivise, così come sono poste. Sarebbe un peccato mortale rinunciare all&#8217;intelligenza discriminando per età. Se non fosse che <em>l&#8217;intero sillogismo</em> (si sceglie per età, quindi l&#8217;intelligenza non è contemplata) <em>è bacato</em>. <strong>Primo</strong>, perché il fatto che si scelga per età <em>non esclude</em> che si scelga anche per intelligenza. Significa operare una scelta <em>combinata</em> dei due fattori, che stravolge inevitabilmente la &#8220;classifica&#8221; dei beneficiari del posto in Parlamento (che è diventato da servizio alla comunità, un privilegio), ma che non significa un peggioramento della &#8220;qualità&#8221; delle menti selezionate. <strong>Secondo:</strong> il sillogismo parte dal presupporto che De Mita sia intelligente, o meglio che non si possa fare a meno dell&#8217;intelligenza di De Mita (e qui mi limito a notare che giudicare sé stessi anche se non sempre è presunzione, sicuramente è autoreferenziale, e quindi poco intelligente). <strong>Terzo:</strong> il punto non è, come De Mita vuol furbescamente fare credere, la scelta fra intelligenza ed età. Il punto è che occorre un ricambio generazionale che arrivi <em>prima</em> dell&#8217;età pensionabile, occorre l&#8217;umiltà di ritirarsi quando si è fatto il proprio tempo, occorre avere in Parlamento un punto di vista che si sia formato <em>dopo la caduta del muro di Berlino</em>.</p>
<p>Forse è il caso di tornare a leggere Machiavelli, sempre attuale in un paese che non è in grado di esprimere pensieri nuovi.</p>
<p><strong>Simone Tornabene</strong> è laureando in Studi Europei presso la Facoltà di Scienze Politiche e allievo del V anno presso la Scuola Superiore di Catania.</p>

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		<title>Meaning is not in Things but in Between Them (Cineforum)</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Feb 2008 20:50:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Avincola</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Questo Cineforum (prima proiezione prevista per il 12 Febbraio 2008) organizzato grazie al contributo della Scuola Superiore di Catania, è per noi di UP! un mezzo per ribadire, utilizzando le parole di Norman Brown, come il significato non sia nelle cose, intese nella loro forzata e astratta singolarità, ma “tra” di esse, nelle relazioni che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo Cineforum (prima proiezione prevista per il 12 Febbraio 2008) organizzato grazie al contributo della Scuola Superiore di Catania, è per noi di UP! un mezzo per ribadire, utilizzando le parole di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Norman_O._Brown">Norman Brown</a>, come il significato non sia nelle cose, intese nella loro forzata e astratta singolarità, ma “tra” di esse, nelle relazioni che inevitabilmente esse instaurano con altri enti, andando a formare un intreccio difficilmente risolvibile, anche definibile realtà.<br />
Nella cultura odierna regna l’individualismo. Non si parla di un’attenzione particolare al soggetto umano, nel rispetto della sua dignità e possibilità di autodeterminazione. Si parla di un morboso attaccamento all’individualità di ogni singola disciplina, ai suoi particolarismi esasperati; di un bisogno di sicurezza ricercato nella perfezione di un frammento che conduce a settarismi accademici sterili e culturalmente improduttivi.<br />
La cultura segue il principio dei vasi comunicanti. Una scoperta, un’innovazione in una parte determinata di questa producono effetti sul complesso culturale intero. L’arte può influenzare la scienza, la scienza può influenzare l’arte, la tecnologia può influenzare ed è influenzata da entrambe.<br />
E’ questa la visione che Universi Possibili tenta di diffondere. Una visione “metodologica”, non “ideologica”, orientata al rispetto dell’immensa diversità del reale e dell’uomo stesso.<br />
Per questo abbiamo deciso di organizzare un Cineforum, guidati dalla certezza che ogni produzione umana sia utile, se non indispensabile, ai fini della cultura stessa.<br />
I diversi titoli sono stati selezionati in base al loro valore artistico, nonché al forte impatto delle tematiche trattate. Verrà incentivata una visione “attiva” e “critica” dei film, attraverso “conversazioni” da avviarsi dopo le proiezioni, che coinvolgeranno gli ospiti invitati, studenti e docenti.</p>
<p><strong>Gabriele Avincola</strong> è studente di Filosofia ed allievo della Scuola Superiore al II anno.</p>
<p align="center"><a href="http://www.universipossibili.com/wp-content/uploads/2008/02/locandina.pdf" title="Qui il calendario degli incontri">Scarica qui il calendario degli incontri</a></p>
<p><img src="http://www.universipossibili.com/i/kino.png" /></p>

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		<title>Demeritocrazia</title>
		<link>http://www.universipossibili.com/2008/01/31/demeritocrazia/</link>
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		<pubDate>Thu, 31 Jan 2008 20:11:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Tornabene</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Ovvero il potere del demerito.  Che è il contrario del merito.
La meritocrazia non è forse condizione sufficiente per il successo di un paese o di un gruppo che scelga la propria leadership, ma ne è certamente condizione necessaria. Forse con la meritocrazia non si diventa i primi, ma senza si è destinati ad essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ovvero il potere del demerito.  Che è il contrario del merito.</p>
<p>La meritocrazia non è forse condizione <em>sufficiente</em> per il successo di un paese o di un gruppo che scelga la propria leadership, ma ne è certamente condizione <em>necessaria</em>. Forse con la meritocrazia non si diventa i primi, ma senza si è destinati ad essere certamente gli ultimi.</p>
<p>Il concetto di meritocrazia si incarna in quello di <em>progressione</em>: tanto più il mio merito è forte tanto più scalo la gerarchia del potere verso l&#8217;alto. Sono concetti basilari, che noi figli della maturità del XX secolo, uomini entrati nel III Millennio, non abbiamo bisogno di avere spiegati.</p>
<p>Eppure colpisce che un governatore regionale (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Salvatore_Cuffaro">Salvatore &#8220;Totò&#8221; Cuffaro</a>, laureato in medicina), condannato per favoreggiamento ad un mafioso (ma non alla mafia, la legge in Italia è solo questione di interpretazione), venga immediatamente proposto <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=4772&amp;sez=HOME_INITALIA&amp;npl=&amp;desc_sez=">come capolista del proprio partito</a> per l&#8217;elezione alla camera alta del Parlamento italiano, il Senato. E colpisce, che un amministratore così poco oculato (per non dire assolutamente sprovveduto) che riesce con 2 mandati a disposizione, a lasciare la propria città <a href="http://www.lasiciliaweb.it/index.php?id=1019&amp;template=lasiciliaweb" target="_blank">senza illuminazione pubblica</a>, e mi riferisco all&#8217;attuale sindaco di Catania (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Scapagnini">Umberto Scapagnini</a>, laureato in medicina pure lui), possa anche solo pensare di <a href="http://www.lasiciliaweb.com/index.php?id=1064">aspirare anch&#8217;egli al Senato</a>.</p>
<p>Ma la cosa ancora più assurda non è né che un condannato venga fatto capolista (o anche solo aspiri a svolgere un ruolo rilevante per la comunità con la fedina sporca), né che un pessimo amministratore si senta in diritto di aspirare al Senato. La cosa peggiore di tutte è che entrambi siederanno in Senato. E lo faranno grazie ad una legge elettorale partitocratica, certo.</p>
<p>Ma peggio lo faranno perché in Italia il senso dell&#8217;<em>assurdo</em> ha cambiato posto con il senso <em>comune</em>. Il caos in cui viviamo è prodotto e causa della <em>confusione nelle parole che usiamo</em>. Così <em>merito</em> diventa qualcosa di <em>aprioristicamente</em> dato per scontato fino a prova contraria e forse neppure fino a quella, perché viviamo in un paese dove <em>aggravante</em> è diventato sinonimo di <em>vendetta</em> (e noi invece siamo civili) e <em>giustificazione</em> qualcosa di automatico che dipende non dalla <em>condotta</em> ma dalla simpatia/antipatia verso chi quella condotta l&#8217;ha posta in essere.</p>
<p>In un paese dove non si giudica dalle azioni ma dalle intenzioni (dichiarate dopo che le azioni vengono condannate), dove i colpevoli e gli indagati sono dei poveri perseguitati a prescindere da quello per cui sono (o sono stati) processati, non può stupire che i peggiori vadano avanti. Il risultato? La Demeritocrazia, un nuovo principio di governo inventato - non a caso - dal paese che della fantasia e dell&#8217;improvvisazione ha fatto il proprio vanto nel mondo.</p>

	[Tags: <a href="http://www.universipossibili.com/tag/cuffaro/" title="cuffaro" rel="tag">cuffaro</a> | <a href="http://www.universipossibili.com/tag/demerito/" title="demerito" rel="tag">demerito</a> | <a href="http://www.universipossibili.com/tag/meritocrazia/" title="meritocrazia" rel="tag">meritocrazia</a> | <a href="http://www.universipossibili.com/tag/scapagnini/" title="scapagnini" rel="tag">scapagnini</a> | <a href="http://www.universipossibili.com/tag/sicilia/" title="sicilia" rel="tag">sicilia</a>]<br />
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		<title>Misurare l&#8217;Eccellenza Universitaria</title>
		<link>http://www.universipossibili.com/2008/01/18/misurare-leccellenza-universitaria/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Jan 2008 12:03:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Tornabene</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Prospettive]]></category>

		<category><![CDATA[eccellenza]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;L’eccellenza non dovrebbe essere una definizione a priori ma un riconoscimento a posteriori&#8221;
Questa frase, estratta da un&#8217;intervista rilasciata da Salvatore Settis a Repubblica1 è emblematica di un approccio all&#8217;eccellenza a posteriori.  Il baricentro di questo approccio è nell&#8217;output generato da un sistema di eccellenza universitaria: tanto più ho prodotto eccellenza, tanto più il mio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;L’eccellenza non dovrebbe essere una definizione a priori ma un riconoscimento a posteriori&#8221;</strong></p>
<p>Questa frase, estratta da un&#8217;intervista rilasciata da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Salvatore_Settis" target="_blank">Salvatore Settis</a> a Repubblica<sup>1</sup> è emblematica di un approccio all&#8217;eccellenza <em>a posteriori</em>.  Il baricentro di questo approccio è nell&#8217;<em>output</em> generato da un sistema di eccellenza universitaria: tanto più ho prodotto eccellenza, tanto più il mio sistema è eccellente. Esplicitando meglio il concetto lo stesso Settis chiarisce<sup>2</sup>: &#8220;L’eccellenza dovrebbe essere valutata e dichiarata ex post da qualcun altro e non da chi si auto-dichiara eccellente in partenza&#8221;. Riassumendo dunque misurare l&#8217;eccellenza significa- nell&#8217;accezione proposta da Settis - due cose: (a) valutare esclusivamente rispetto all&#8217;output (risultati), (b) farsi giudicare da una entità terza.</p>
<p>Il discorso fin qui sembra accettabile e ragionevole, tuttavia porta inevitabilmente a conclusioni pericolose. Per comprendere quali siano queste pericolose concusioni paventate, occorre fare prima un passetto indietro concentrandoci sulle necessità che ci spingono a dover <strong>&#8220;misurare&#8221; o &#8220;valutare&#8221; l&#8217;eccellenza universitaria</strong>. La primaria ragione sono le risorse: è chiaro che il <em>finanziamento pubblico</em> (per natura risorsa limitata) di un progetto di eccellenza universitaria non può prescindere da considerazioni <em>meritocratiche</em> oltre che <em>politiche</em><sup>3</sup>. La seconda ragione è legata alla prima: se le risorse sono limitate occorre allocarle nella maniera più <em>ottimale</em>, e a prescindere da quale essa sia, occorre misurare. Allocare nella maniera ottimale significa in sé selezionare e dunque operare delle scelte circa i modelli di successo. Entrambe le ragioni sono riconosciute dallo stesso Settis nel momento in cui esprime preoccupazione per il proliferare di realtà che si auto-definiscono di eccellenza: misurare e valutare significa utilizzare propiamente l&#8217;etichetta &#8220;eccellenza&#8221;, al fine di allocare le (limitate) risorse nella maniera migliore (rispetto al progetto politico di riferimento), evitando confusioni dannose sia per l&#8217;orientamento degli studenti (che investono tempo e potenzialità) sia per le aziende (chiamate ad investire risorse).</p>
<p>Se la <em>ratio</em> di fondo di un sistema di misura dell&#8217;eccellenza è quella di evitare la proliferazione auto-referenziale di centri di eccellenza, un sistema di misura a posteri fondato esclusivamente sull&#8217;<em>output</em> è molto pericoloso. La <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Scuola_Normale_Superiore_di_Pisa" target="_blank">Scuola Normale Superiore di Pisa</a> - di cui Settis è direttore - è l&#8217;esempio più blasonato dell&#8217;eccellenza universitaria italiana. Nella sua quasi bicentenaria storia ha dato al paese ministri, nobel e personalità di rilievo sotto ogni profilo professionale. E&#8217; senza dubbio eccellenza, proprio guardando all&#8217;output, ovvero ai suoi (ex) studenti, alla sua storia. Giudicare l&#8217;eccellenza dall&#8217;output significa infatti attendere al minimo una decina di anni (dall&#8217;immatricolazione degli allievi). Da cui la prima conclusione paventata (punto a, sopra):  misurare l&#8217;eccellenza a posteriori non arresta il proliferare di centri di eccellenza, <em>lo favorisce</em>. Infatti se non posso che attendere al minimo dieci anni  (e in un paese gerontofilo come il nostro, dove l&#8217;inserimento pieno nel mondo del lavoro è biblico, dieci anni mi sembrano pure pochi per accedere ai &#8220;posti che contano&#8221; pur avendone le capacità), è chiaro che sto <em>posticipando</em> il giudizio sull&#8217;effettiva eccellenza, rinviandolo al futuro. Significa 10 anni minimo di autoreferenzialità e risorse allocate senza possibilità di giudizio. Una politica di investimenti a pioggia che non è possibile in presenza di risorse (pubbliche e private) da dedicare ad un progetto di eccellenza universitaria, (così) limitate. L&#8217;effetto è di favorire la proliferazione di progetti e centri che al minimo sopravviveranno per dieci anni (prima di essere eventualmente riconosciuti non conformi a qualsiasi standard di eccellenza si voglia adottare). Tutto questo perché in sintesi <strong>una realtà nuova non ha per definizione una storia che parli per lei</strong>. Da cui l&#8217;impossibilità di giudicare i suoi output in <em>prospettiva diacronica</em>, considerando che il <em>timeframe</em> del processo di produzione di eccellenza universitaria è poco immediato.</p>
<p>Il secondo punto richiamato sopra (punto b) riguarda invece la necessità che il giudizio (e controllo) di eccellenza venga rilasciato da soggetti terzi. Questo è un po&#8217; il problema generale della valutazione (rispetto a atenei/facoltà/ricerca) nell&#8217;università italiana. Il problema qui ruota attorno alla doppia valenza dell&#8217;eccellenza universitaria, che è un progetto di rilievo <em>professionale</em> (e quindi ha come potenziali investitori i privati) e <em>socio-culturale</em> (di rilevanza collettiva e dunque di pertinenza dello Stato) fondamentale per il paese. Lasciare il giudizio al mercato, ovvero al gradimento dimostrato dai privati rispetto all&#8217;output dell&#8217;eccellenza (gli allievi licenziati) è pericolosissimo in quanto significherebbe alla lunga ancorare l&#8217;esperienza di formazione alle evoluzioni socio-economiche di un paese, riproducendo semplicemente un&#8217;altra esperienza universitaria che si differenzierebbe (non necessariamente) da quella tradizionale per la sua forma organizzativa. Mentre il <em>quid</em> in più di una esperienza di eccellenza dovrebbe risiedere nella sua capacità di formare <em>andando oltre</em> le contingenze temporali, formando individui in grado non soltanto di armonizzarsi con esse ma di anticiparle e dirigerle, cioé di essere <em>proattivi</em> rispetto al proprio contesto di vita (e professionale) non soltanto <em>reattivi</em> rispetto ad esso.  Lasciare il giudizio invece ad un ente statale centrale richiede <em>lungimiranza</em> (ragionare per lungo periodo), <em>gestione di processi complessi</em> (una politica di formazione non può tendere all&#8217;omogeneizzazione ma richiede la gestione di bacini di variabilità minima richiesta, nel sistema), <em>reale capacità operativa autonoma</em>, <em>coraggio</em> e <em>fantasia</em>. Qualità che nella classe dirigente italiana non scarseggiano: sono (tutte insieme) inesistenti.</p>
<p><em>Soluzioni?</em> La via più sensata (e fattibile) appare quella di aggregare due categorie di indicatori: un <em>sistema di valutazione statale</em> (che misuri le dimensioni fondamentali non riconosciute dal mercato, come le qualità umane) e <em>uno di mercato</em> (fondato sul gradimento dei privati rispetto alle qualità tecnico-professionali). Entrambi i sistemi di valutazione non possono reggersi soltanto su indicatori a posteriori, ma devono a loro volta essere disaggregabili in indicatori <em>a priori</em> (che valutano la strategia e il progetto nel breve, medio e lungo periodo) e a posteriori (classici sull&#8217;output). Ma tutto l&#8217;impianto per funzionare richiede a monte la presenza di un <em>progetto politico nazionale di lungo respiro sull&#8217;eccellenza</em> che faccia da frame per i singoli progetti territoriali di eccellenza. <em>Ne siamo capaci?</em></p>
<p>(1) La Repubblica 30.06.2007 p.49 (La Ricetta della Normale, a cura di Simonetta Fiori)<br />
(2) La Repubblica 05.10.2004 p.41 (Università, cosa nasconde il mito dell’eccellenza, a cura di Silvia Dell’Orso)<br />
(3) Queste non sono necessariamente meritocratiche, pensiamo ad esempio alla razionalità di investire su realtà meno &#8220;eccellenti&#8221; per ragioni di potenziamento territoriale.</p>
<p><strong>Simone Tornabene</strong> è studente di Studi Europei presso l&#8217;ateneo catanese, allievo della Scuola Superiore di Catania al V anno.</p>

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		<title>Perché UP?</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jan 2008 15:11:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Tornabene</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Per chiedersi cosa sia Universi Possibili (UP), non si può prescindere dal perché esso esista, dallo Zeitgeist che lo ha prodotto. UP è in primo luogo il risultato di una considerazione che pur sviluppandosi su sentieri metafisici, intangibili, ha una natura fortemente reale, pratica, quotidiana. Tale considerazione parte dall&#8217;ipotesi che l&#8217;essere umano, ogni individuo, sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Per chiedersi cosa sia Universi Possibili (UP), non si può prescindere dal perché esso esista, dallo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Spirito_del_tempo" target="_blank">Zeitgeist</a> che lo ha prodotto. UP è in primo luogo il risultato di una considerazione che pur sviluppandosi su sentieri metafisici, intangibili, ha una natura fortemente reale, pratica, quotidiana. Tale considerazione parte dall&#8217;ipotesi che l&#8217;essere umano, ogni individuo, sia essenzialmente tale in virtù di due caratteristiche proprie inalienabili: la <em>relazionalità</em> e la <em>creatività</em>.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">La relazionalità è sintetizzata da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/John_Donne" target="_blank">John Donne</a> quando scrive <em>nessun uomo è un&#8217;isola</em>, la creatività si sviluppa consapevolmente nella tradizione occidentale a partire dal <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cogito_ergo_sum"><em>cogito ergo sum</em></a> cartesiano. Il primo ci dice che neppure volendo possiamo trascurare di essere, seppure individui, parte di una <em>dimensione collettiva</em> con la quale necessariamente interagiamo e che necessariamente ci influenza. Il secondo ribadisce con forza che lo <em>sforzo creativo</em> primo, il pensiero, è ciò che ci contraddistingue.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">La relazionalità e la creatività, in virtù delle quali possiamo dirci uomini, vengono oggi variamente riconosciute e tutelate, ma un&#8217;errore di fondo sembra permanere, un malinteso che genera a cascata ambiguità e vincoli. Il malinteso consiste nel considerare queste due dimensioni costituenti dell&#8217;essere umano come <em>separate</em>. Esse sono infatti strettamente intrecciate e insieme vanno vissute <em>consapevolmente</em>.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Questa è l&#8217;idea di UP: Universi Possibili, uno spazio in cui liberare il potenziale creativo tenendo conto del fatto che <em>ogni processo di creazione è per propria natura collettivo</em>. In questo senso la parola creazione è inopportuna e fuorviante: si tratta più correttamente di innovazione, termine che ci riconduce alla natura <em>cumulativa</em> del processo. <em>Salire sulle spalle dei giganti</em> che ci hanno preceduto, per dirla con <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bernard_of_Chartres">Bernard of Chartres</a>, è un processo che coinvolge noi almeno quanto i giganti, dunque l&#8217;atto di innovare include sia la dimensione creativa che quella relazionale.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><em>Innovo, dunque esisto.</em></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Innovare, generare il nuovo partendo da qualcosa che già esiste. Un desiderio primordiale che si intreccia a partire dalla prima alba del genere umano, con la necessità di esprimere sé stessi, come testimoniano le pitture rupestri di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lascaux" target="_blank">Lascaux</a> o <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Altamira_%28cave%29">Altamira</a>. UP è uno spazio dove realizzare questo istinto-diritto in un modo ben preciso: salvaguardando il primato del processo sul risultato. La convinzione che ciò che esalta la nostra umanità non è l&#8217;output dell&#8217;innovazione, l&#8217;invenzione che nasce da un&#8217;idea. Ma è il processo, è il modo in cui a quel risultato si giunge, il viaggio che si intraprende in compagnia verso una meta, che poi essa venga raggiunta o meno, sia importante o meno, ciò che ci avrà arricchito comunque è proprio questo viaggio fatto insieme. Partorire un&#8217;idea, significa avere un rapporto intimo con qualcosa che ho generato, ma che si autonomizzerà progressivamente da me, arricchendosi di altri contributi ed esperienze, generando ulteriori idee, proprio come un figlio cresce emancipandosi dalla propria madre. Ciò vuole anche dire che non siamo propietari delle nostre idee, quanto piuttosto genitori.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Le idee, i pensieri, le innovazioni una volta nate esistono a prescindere dagli uomini che le hanno aiutate ad incarnarsi, come sottolineò a suo tempo <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mikhail_Bakunin">Bakunin</a>.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Universi Possibili è un viaggio d&#8217;innovazione, in ogni ambito essa si realizzi, è un modo di immaginare realtà alternative alla nostra, o per usare le parole di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Liebniz">Leibniz</a> infiniti universi compossibili e di muoverci verso questi universi, indipendentemente dalla garanzia che li raggiungeremo o li realizzeremo. Questo è, e vuole essere, solo uno dei tanti possibili modi di vivere la propria umanità, sviluppando il proprio istinto innovativo in uno spazio aperto, vario e condiviso. Per arricchire ed essere arricchiti.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Questo è per noi fare cultura e viverla.</p>

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		<title>Si parte&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jan 2008 14:15:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Tornabene</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Come ogni blog, anche questo ha un suo primo post (e direi che tralasciando l&#8217;inglese per un momento, la definizione di &#8220;primo post&#8221; sia alquanto divertente).
Vi invito ad esprimere le vostre opinioni in merito a tutto (dalla grafica al merito) commentando questo primo post.

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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Come ogni blog, anche questo ha un suo primo post (e direi che tralasciando l&#8217;inglese per un momento, la definizione di &#8220;primo post&#8221; sia alquanto divertente).</p>
<p align="justify">Vi invito ad esprimere le vostre opinioni in merito a tutto (dalla grafica al merito) commentando questo primo post.</p>

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