Per chiedersi cosa sia Universi Possibili (UP), non si può prescindere dal perché esso esista, dallo Zeitgeist che lo ha prodotto. UP è in primo luogo il risultato di una considerazione che pur sviluppandosi su sentieri metafisici, intangibili, ha una natura fortemente reale, pratica, quotidiana. Tale considerazione parte dall’ipotesi che l’essere umano, ogni individuo, sia essenzialmente tale in virtù di due caratteristiche proprie inalienabili: la relazionalità e la creatività.

 

La relazionalità è sintetizzata da John Donne quando scrive nessun uomo è un’isola, la creatività si sviluppa consapevolmente nella tradizione occidentale a partire dal cogito ergo sum cartesiano. Il primo ci dice che neppure volendo possiamo trascurare di essere, seppure individui, parte di una dimensione collettiva con la quale necessariamente interagiamo e che necessariamente ci influenza. Il secondo ribadisce con forza che lo sforzo creativo primo, il pensiero, è ciò che ci contraddistingue.

 

La relazionalità e la creatività, in virtù delle quali possiamo dirci uomini, vengono oggi variamente riconosciute e tutelate, ma un’errore di fondo sembra permanere, un malinteso che genera a cascata ambiguità e vincoli. Il malinteso consiste nel considerare queste due dimensioni costituenti dell’essere umano come separate. Esse sono infatti strettamente intrecciate e insieme vanno vissute consapevolmente.

 

Questa è l’idea di UP: Universi Possibili, uno spazio in cui liberare il potenziale creativo tenendo conto del fatto che ogni processo di creazione è per propria natura collettivo. In questo senso la parola creazione è inopportuna e fuorviante: si tratta più correttamente di innovazione, termine che ci riconduce alla natura cumulativa del processo. Salire sulle spalle dei giganti che ci hanno preceduto, per dirla con Bernard of Chartres, è un processo che coinvolge noi almeno quanto i giganti, dunque l’atto di innovare include sia la dimensione creativa che quella relazionale.

 

Innovo, dunque esisto.

 

Innovare, generare il nuovo partendo da qualcosa che già esiste. Un desiderio primordiale che si intreccia a partire dalla prima alba del genere umano, con la necessità di esprimere sé stessi, come testimoniano le pitture rupestri di Lascaux o Altamira. UP è uno spazio dove realizzare questo istinto-diritto in un modo ben preciso: salvaguardando il primato del processo sul risultato. La convinzione che ciò che esalta la nostra umanità non è l’output dell’innovazione, l’invenzione che nasce da un’idea. Ma è il processo, è il modo in cui a quel risultato si giunge, il viaggio che si intraprende in compagnia verso una meta, che poi essa venga raggiunta o meno, sia importante o meno, ciò che ci avrà arricchito comunque è proprio questo viaggio fatto insieme. Partorire un’idea, significa avere un rapporto intimo con qualcosa che ho generato, ma che si autonomizzerà progressivamente da me, arricchendosi di altri contributi ed esperienze, generando ulteriori idee, proprio come un figlio cresce emancipandosi dalla propria madre. Ciò vuole anche dire che non siamo propietari delle nostre idee, quanto piuttosto genitori.

 

Le idee, i pensieri, le innovazioni una volta nate esistono a prescindere dagli uomini che le hanno aiutate ad incarnarsi, come sottolineò a suo tempo Bakunin.

 

Universi Possibili è un viaggio d’innovazione, in ogni ambito essa si realizzi, è un modo di immaginare realtà alternative alla nostra, o per usare le parole di Leibniz infiniti universi compossibili e di muoverci verso questi universi, indipendentemente dalla garanzia che li raggiungeremo o li realizzeremo. Questo è, e vuole essere, solo uno dei tanti possibili modi di vivere la propria umanità, sviluppando il proprio istinto innovativo in uno spazio aperto, vario e condiviso. Per arricchire ed essere arricchiti.

 

Questo è per noi fare cultura e viverla.

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